giovedì 26 maggio 2016

Washington Post: La Maggioranza dei Giovani Americani Oggi Rifiuta il Capitalismo


Sul Washington Post un commento al recente sondaggio dell’Università di Harvard, secondo cui la maggior parte dei giovani americani si dice contraria al capitalismo – cioè al principio fondante dell’economia americana. Solamente tra gli americani di 50 anni o più prevale una visione positiva del capitalismo. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, l’espandersi incontrollato di quella cosiddetta idea di libertà che è il capitalismo deve avere portato molti a un ravvedimento, perfino nel cuore stesso dell’impero. Non c’è ancora però una convergenza d’idee verso un sistema alternativo.
di Max Ehrenfreund, 26 aprile 2016
In ciò che appare come un rifiuto dei principi fondamentali dell’economia americana, un recente sondaggio mostra che la maggior parte dei giovani rifiuta il capitalismo.
Il sondaggio, condotto dall’Università di Harvard, è stato condotto sui giovani dai 18 ai 29 anni di età, e ha trovato che il 51 percento degli intervistati è contrario al capitalismo. Solo il 42 percento è a favore.
Non è tuttavia chiaro in che misura i giovani intervistati preferiscano un certo sistema alternativo. Solo il 33 percento dice di essere a favore del socialismo. Il sondaggio ha un margine di errore del 2,4 percento.
I risultati del sondaggio sono difficili da interpretare, hanno notato gli esperti. Il capitalismo può significare cose diverse per persone diverse, e la generazione dei più giovani, in generale, è certamente delusa dalla situazione attuale.
In altri termini, dire che la maggioranza dei giovani intervistati nel sondaggio dell’Università di Harvard non è favore del capitalismo significa dire che i giovani elettori di oggi sono più attenti ai difetti del libero mercato.
La parola ‘capitalismo’ non significa più la stessa cosa di un tempo“, ha detto Zach Lustbader, dell’Università di Harvard e tra i ricercatori coinvolti nel sondaggio pubblicato questo lunedì. Per coloro che sono nati durante la Guerra Fredda, il capitalismo significava libertà dall’Unione Sovietica e da altri regimi totalitari. Per coloro che sono nati più recentemente, il capitalismo ha significato la crisi finanziaria, dalla quale l’economia globale non si è ancora completamente ripresa.
Un successivo sondaggio condotto su persone di tutte le età, ha trovato che anche gli americani più anziani sono in una certa misura scettici rispetto al capitalismo. Solamente tra gli intervistati con 50 anni o più si trova che la maggioranza è a favore del capitalismo.
Sebbene i risultati siano sorprendenti, i risultati del sondaggio dell’Università di Harvard sono in linea con altre ricerche recenti che mostrano ciò che gli americani pensano del capitalismo e del socialismo. Nel 2011, per esempio, il Pew Research Center già riportava che, in generale, i giovani tra i 18 e i 29 erano delusi e frustrati dal sistema del libero mercato.
In quel sondaggio, il 46 percento degli intervistati aveva un’idea positiva del capitalismo, ma il 47 percento aveva un’idea negativa — la domanda era posta in termini più ampi rispetto a quelli del sondaggio dell’Università di Harvard, nel quale si chiedeva invece esplicitamente se gli intervistati fossero a favore o meno del sistema. Riguardo il socialismo, il 49 percento dei giovani del sondaggio condotto dal Pew Research Centeraveva un’idea positiva, e solo il 43 percento aveva un’idea negativa.
Lustbader, giovane di 22 anni, dice che l’incupirsi dell’idea del capitalismo si vede dal modo in cui i politici parlano dell’economia. Quando i Repubblicani — un tempo i paladini della libera impresa — usano la parola “capitalismo” oggi, di solito è per lamentarsi del capitalismo clientelare, dice Lustbader.
Oggi non si sentono più le persone di destra difendere le loro politiche economiche usando quella parola“, ha aggiunto.
Resta da capire se gli atteggiamenti dei giovani verso il socialismo e il capitalismo implichino che essi stanno rifiutando il libero mercato per principio o se esprimano più semplicemente un’ampio senso di delusione verso un sistema economico nel quale i redditi delle famiglie sono in calo da 15 anni.
Sulla domanda specifica su quale sia il miglior modo di organizzare l’economia, per esempio, le idee dei giovani sembrano contrastanti. Solo il 27 percento crede che il governo debba svolgere un ruolo maggiore nella regolazione dell’economia, secondo quanto riportato dal sondaggio di Harvard, e solo il 30 percento ritiene che il governo debba intervenire maggiormente per ridurre le disuguaglianze di reddito. Inoltre, solo il 26 percento ritiene che la spesa pubblica sia un metodo efficace per aumentare la crescita economica.
Ad ogni modo, il 48 percento degli intervistati ritiene che “la copertura sanitaria di base deve essere un diritto garantito ad ogni cittadino“. Il 47 percento è d’accordo con l’affermazione che “le necessità fondamentali, come l’alimentazione e l’alloggio, sono un diritto che il governo dovrebbe garantire a chi non è in grado di pagarseli da solo“.
I giovani stanno dicendo che ci sono problemi e contraddizioni nel capitalismo“, ha detto Frank Newport, caporedattore di Gallup, quando gli abbiamo chiesto di commentare i dati. “Di certo non ho idea di cosa gli passi per la testa“.
John Della Volpe, capo sondaggista ad Harvard, è andato personalmente a intervistare un piccolo gruppo di giovani per capire più a fondo la loro opinione verso il capitalismo. Gli hanno risposto che il capitalismo è ingiusto ed esclude le persone anche quando queste si impegnano e lavorano duramente.
Non stanno rifiutando il concetto,” ha detto Della Volpe. “Ciò che rifiutano è il modo in cui il capitalismo viene oggi praticato, è questo che non vogliono“.

mercoledì 4 maggio 2016

La banca presta la moneta che non ha...

L’insegnamento di Luciano Gallino sulla moneta: «Lo Stato si decida a fare in piccolo quello che le banche private fanno in grande: creare denaro dal nulla»
null
Una delle radici più profonde e nascoste della crisi è la moneta/debito, come insegna Luciano Gallino (“Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti“, Einaudi, 2015). Il senso del suo insegnamento radicale e controcorrente si può sintetizzare così: la grande maggioranza della moneta che utilizziamo viene creata ex nihilo dalle banche private sotto forma di prestiti, cioè di moneta/debito. Questa è la vera causa dell’esplosione globale dei debiti privati e pubblici che soffocano l’economia.
La moneta bancaria aumenta i debiti e sottrae ricchezza all’economia reale. La moneta dovrebbe invece diventare un bene pubblico, una risorsa messa a disposizione dallo Stato per produrre ricchezza e benessere grazie alla piena occupazione e alla svolta ecologica dell’economia. E’ l’unica via d’uscita dalla crisi.

In continuità con gli studi e le lezioni sulla “moneta endogena” di economisti insigni, come John M. Keynes e Hyman Minsky e, in Italia, Augusto Graziani, Gallino spiega il malefico ingranaggio: «Una banca moderna crea denaro quando concede un credito. La credenza popolare per cui la banca presterebbe ad altri il denaro già depositato da un altro correntista è infondata». 

A sostegno della sua tesi, lo studioso cita la Banca d’Inghilterra: «Generalmente si ritiene che le banche agiscano come intermediari dando prestiti in base ai depositi dei risparmiatori. Ma è falso. Nella realtà dell’economia moderna le banche commerciali sono le vere creatrici del denaro depositato. E’ l’atto di prestare che crea i depositi.
Questo processo è il contrario della sequenza tipicamente descritta nei manuali». Il potere della democrazia e della politica ne è soverchiato. E ricorda già ai primi dell’Ottocento il presidente degli Stati uniti Thomas Jefferson affermava che «le istituzioni bancarie sono più pericolose per le nostre libertà di un esercito in armi. Il potere di emettere denaro dovrebbe essere tolto alle banche e restituito al popolo al quale propriamente appartiene».
La moneta legale, ovvero le banconote stampate dalla banca centrale, sono solo una parte minoritaria del denaro che effettivamente circola nell’economia.
Le banconote con valore legale che ritiriamo dai bancomat, valgono solo per il 5% del denaro che utilizziamo: il 95% del denaro che usiamo per le transazioni (stipendi, investimenti, acquisto casa, auto,ecc) è moneta digitale creata dalle banche.

Le banche hanno in teoria dei vincoli all’offerta di moneta/prestiti (come per esempio la riserva obbligatoria): ma in pratica creano moneta a loro piacimento grazie alla leva monetaria. Per un euro di capitale proprio hanno attività fino a 30-50 euro.
Neppure le banche centrali controllano la massa monetaria circolante: tentano di manovrare il credito grazie al tasso principale di interesse, senza riuscirci. Quando c’è il boom economico e la domanda di denaro è forte, le banche private fanno prestiti, creano denaro in eccesso; quando scoppia la bolla finanziaria, allora ritirano il denaro dall’economia e creano recessione (come avviene nell’eurozona).

La moneta bancaria è pro-ciclica e genera crisi.
Gallino ci spiega che le grandi banche, dagli anni ’80 in poi, hanno creato nuova “falsa moneta” con la loro attività finanziaria. Si sono trasformate in trader e scommettono (mettendo a rischio i soldi dei risparmiatori) in ardite operazioni speculative per ottenere profitti immediati e enormi. Grazie a società-veicolo fuori bilancio le banche internazionali organizzano un immenso sistema bancario-ombra che, a sua volta, crea un gigantesco mercato opaco di titoli finanziari esotici cosiddetti derivati, fuori dai mercati ufficiali e da ogni regola pubblica.

Il peggio è che i derivati – come i futures, le opzioni, i credit default swap – sono diventati “nudi”, ovvero sono delle pure scommesse nelle quali il valore sottostante della merce su cui poggia il valore del derivato non ha alcuna importanza per chi effettua le compravendite.
Il mercato dei derivati scambiati in questo capitalismo casinò è immenso: circa 700 triliardi (cioè migliaia di miliardi) di dollari, ovvero circa dieci volte il Pil mondiale. La moneta privata e sfuggita ad ogni controllo pubblico.

Ma l’alternativa esiste: le banche devono ritornare a rispettare vincoli precisi, i movimenti di capitale e il mercato dei derivati devono essere strettamente disciplinati. La politica deve ritrovare la sovranità sulla finanza. Nella prospettiva indicata da Gallino (e da Positivemoney.org, che Gallino richiama nel suo libro) la moneta dovrebbe essere emessa esclusivamente dallo stato e distribuita ai cittadini e alle imprese in base a decisioni di politica economica prese democraticamente da organi pubblici.
Gallino è stato l’unico grande intellettuale italiano che ha avuto il coraggio di promuovere un progetto innovativo come il fiscal money. La moneta fiscale non è che un titolo pubblico emesso dallo stato, convertibile in euro – come i Bot e i Btp -, valido per “pagare le tasse” dopo due anni, da distribuire gratuitamente (sottolineo: gratuitamente) a cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche. La moneta fiscale emessa dallo stato diventerebbe moneta a tutti gli effetti, con valore riconosciuto: infatti il fisco costituisce larga parte (40% circa) dell’economia e un titolo con valore di sconto fiscale è accettato da tutti.
Nella sua prefazione all’eBook edito da Micromega nel 2015, “Per una moneta fiscale gratuita” ha spiegato che si «osa proporre nientemeno che, allo scopo di combattere la disoccupazione e la stagnazione produttiva in corso, lo stato si decida a fare in piccolo qualcosa che le banche private fanno da generazioni in misura immensamente più grande: creare denaro dal nulla».
La moneta fiscale ha tre caratteristiche fondamentali che la rendono alternativa alla moneta bancaria:

  1. è emessa e distribuita dallo Stato e non dalle banche private;
  2. è una moneta nazionale e non una moneta prodotta dalle banche internazionali (come l’euro);
  3. è una moneta-credito (ovvero distribuita gratuitamente) e non una moneta-debito.
Grazie a questo titolo/moneta, lo stato – disintermediando in parte le banche – potrebbe combattere l’austerità dell’euro, rilanciare i consumi, gli investimenti e l’occupazione senza aumentare il debito pubblico (grazie al moltiplicatore keynesiano). Non a caso anche Mediobanca in un suo recente report ha scritto che con la moneta fiscale il Pil crescerebbe del doppio senza squilibrare il bilancio pubblico e la bilancia commerciale.

Enrico Grazzini - http://ilmanifesto.info/

martedì 22 marzo 2016

Contabilità bancaria e creazione monetaria ' Presentazione del libro "IL CONIGLIO NEL CILINDRO" su Salvo5puntozeroTV



Giovedì 24 marzo, alle ore 17, presenterò il mio nuovo libro "Il coniglio nel cilindro", dedicato alla creazione monetaria tramite la contabilità bancaria. Un libro per mettere ordine sull'argomento, un'analisi completa di tutti gli aspetti della creazione di moneta bancaria, da quelli contabili a quelli giuridici, e i singoli movimenti di moneta sul bilancio bancario in modo da ricostruire, con precisione, ogni iscrizione contabile sul bilancio che permette alle banche non solo di creare un loro mezzo di pagamento da utilizzare in economia, ma anche di tenerlo per avvantaggiarsi in situazioni di monopolio.

Il libro riporta i singoli articoli dei Principi Contabili Internazionali con i commenti e le spiegazioni sui loro significati, così come per il codice civile.

Il coniglio nel cilindro, nel titolo, vuole proprio descrivere una sorta di trucco da prestigiatori, con cui il sistema creditizio riesce a produrre un bene dal nulla senza nessun ciclo economico. Il processo di creazione monetaria viene descritto nell'analisi preliminare, in tutti gli elementi, dalla contiguità tra moneta legale e moneta bancaria, ai principi contabili, riportati e commentati in un lungo capitolo, passando per i pagamenti interbancari e le camere di compensazione, dove il trucco del prestigiatore agisce prima di riportare la moneta in bilancio senza distruggerla. Attenzione viene anche riservata alle operazioni “fuori bilancio”, spazio al di fuori delle regola dove transitano volumi monetari molto al di sopra di quelli presenti nei bilanci, e alle riserve passive, dove i proprietari delle banche possono riscuotere i loro dividendi.

Un libro che vuole essere di analisi ma anche di aiuto alle soluzione proposte dai vari movimenti di riforma monetaria.



Ci vediamo giovedì alle 17 sul canale di Salvo Mandarà



Indice

PREFAZIONE
5


PRIMA PARTE
ANALISI PRELIMINARE
7

Introduzione

9
L'esistenza della moneta bancaria e i dati
14
1. Base monetaria e moneta bancaria
21
1.1 La ridefinizione di moneta e gli aggregati monetari
24
1.2 La differenza tra base monetaria e moneta bancaria
26
1.3 La moneta bancaria tra debito a vista e deposito
30
2. Il deposito bancario e il codice civile
33
3. Il bilancio bancario
38
4. Definizioni contabili nei Principi Internazionali
47
4.1 La partita doppia
48
4.2 La revisione e il controllo del bilancio
52
4.3 Le definizioni utili nei principi contabili internazionali
53
4.4 Moneta ed eliminazione contabile. Perché la banca non distrugge il denaro
61
4.5 Definizioni contabili e creazione di moneta scritturale.
Perché la banca può creare moneta
66
4.6 Definizioni contabili. Conclusioni
71
5. La creazione monetaria e il credito
73
5.1 Il moltiplicatore monetario e la rilevazione in bilancio
76
5.2 Le potenzialità del moltiplicatore monetario dei depositi
80
6. I vincoli alla creazione monetaria
85
6.1 La riserva obbligatoria di liquidità (ROB)
86
6.2 Il rischio di liquidità
91
7. I pagamenti interbancari
93
7.1 La nascita della camera di compensazione moderna
97
7.2 Il sistema di compensazione nazionale
101
7.3 TARGET 2
105
7.4 I conti PM e HAM
106
7.5 L'anticipazione infragiornaliera
107
7.6 E-MID
108
7.7 Conclusioni
109

SECONDA PARTE
IL CONIGLIO NEL CILINDRO


111

8. Il coniglio nel cilindro

113
8.1 Una pratica medievale: le fiere e la prima compensazione
114
8.2 Camera di compensazione e bilancio bancario
119
9. Le iscrizioni contabili dalla creazione al rimborso del prestito
128
9.1.1. Il cliente α chiede 100€ in prestito alla banca A
131
9.1.2. Il cliente α paga 100€ ad un fornitore, cliente β
della banca B
132
9.1.3. La compensazione di fine giornata: La banca A
paga 100€ alla banca B
134
9.1.4. La compensazione di fine giornata: La banca B
riceve 100€ dalla banca A
138
9.1.5 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A in
contanti
141
9.1.6 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A
tramite conto corrente
143
9.2 La dinamicità dei flussi interbancari nei pagamenti
145
9.2.1 Aggiustamento degli squilibri di bilancio
148
9.2.2 L'equilibrio patrimoniale con il finanziamento del prestito
153
9.2.3 Le operazioni fuori bilancio
154
10. Le Riserve
159
11. Semplificazione schematica
162
12. Tasse, fallimenti e soluzioni
167
12.1 Le banche pagano le tasse?
167
12.2 Le banche possono fallire?
169
12.3 Le soluzioni
170
13. Conclusioni
172

Il libro è disponibile in prevendita. Prenota la tua copia prima degli altri per la pubblicazione ufficiale di mercoledì 30 marzo.

IL CONIGLIO NEL CILINDRO

lunedì 14 marzo 2016

Woergl 1931: la moneta di popolo che vinse la finanza




Il Sindaco dal nome impronunciabile si trovava nella stessa identica situazione i cui si trovano i sindaci italiani e gli amministratori pubblici nei giorni nostri: incapaci di far ripartire l’economia locale e impossibilitati a garantire quei servizi che ogni ente locale è obbligato per legge a erogare. Qui il Sindaco, che doveva sicuramente essere uno studioso e un ammiratore dell’economista “eretico” Silvio Gesell, introdusse un mezzo di scambio locale per provare a incentivare il lavoro.
Guerra-finanziaria
La crisi planetaria ha oramai messo in ginocchio l’Europa, la morsa finanziaria miete vittime ogni giorno che passa, il cieco delirio tecnocratico non da il minimo cenno di redenzione, i sacerdoti della moneta unica sacrificano sull’altare della troika i popoli europei imponendo la dura legge dell’austerità. Le immagini che abbiamo visto in Grecia, in Spagna, in Francia e ora timidamente anche in Italia sono inequivocabili: studenti, lavoratori, professori, imprenditori, professionisti e cassaintegrati non rimangono inerti di fronte alla distruzione dello stato sociale, manifestano e chiedono lavoro, servizi essenziali e assistenza sanitaria: in poche parole reclamano il loro diritto alla sopravvivenza e al futuro.
In Italia nonostante le fandonie e le colossali bufale sulla luce che si vede in fondo al tunnel (tutti ormai sono convinti che sia quella del treno che ci viene incontro e non quella del sole) sempre più persone perdono la propria casa, il proprio lavoro, l’assistenza ai disabili, agli anziani, il servizio dei nidi e delle scuole dell’infanzia. Nonostante il regime di dura repressione fiscale, i tagli alla spesa pubblica e tutte le misure da macelleria sociale portate avanti indistintamente da Mario Goldman Monti, Enrico Lecca Lecca e Matteo l’Etruriano, il debito pubblico viaggia spedito verso quota 2300 miliardi, anche grazie alle manovre finanziarie dell’altro cameriere della Goldman, Mario Draghi. La tv e la stampa di regime evitano (un po’ per palese incompetenza, un po’ per asservita riverenza) di indagare sulla fine che fanno i soldi estorti agli italiani e quelli non spesi dalle pubbliche amministrazioni.
Sembra davverp che non ci sia alcuna speranza per le comunità cittadine, lo stradominio €urocratico è in grado di controllare e mettere sotto le proprie catene l’economia, la politica, il territorio e la cultura. Quando si affrontano questioni così difficili e apparentemente irrisolvibili, l’essere umano comincia a ingegnarsi per trovare soluzioni, spesso attingendo dall’infinito bagaglio delle esperienze passate che rimane sempre a disposizione. Ad esempio, durante la grande depressione del ’29 (che secondo alcuni analisti sarà ampiamente superata dalla crisi dei giorni nostri) ci fu un piccolo centro del Tirolo austriaco che diede vita ad un esperimento singolare, egregiamente raccontato daMaurizio Blondet nel libro “Schiavi delle Banche”. Proviamo a leggerne uno stralcio:
“Nel 1931, Woergl – una cittadina del Tirolo – contava 4500 abitanti; e, fra i 2000 adulti 1500 disoccupati. Infuriava la Grande Depressione con il suo gelido corollario: la deflazione. Le aziende avevano chiuso, fallite. Il denaro non circolava; anzi era sparito, la crisi suggerendo a chi ne aveva sotto il materasso (nella deflazione i tassi d’interesse sono troppo bassi per invogliare anche i depositi bancari). Insomma l’economia era congelata. Il paesello affondava nella miseria. Il Comune era formalmente in bancarotta perché non riceveva più le imposte e i tributi locali e non era in grado di pagare i suoi impiegati.
Fu allora che il Sindaco – si introduce qui di quest’eroe qualunque: Michael Unterguggenberger – decise di battere la sua propria moneta. Era stato un sindacalista, socialdemocratico e antimarxista. Voleva aiutare i suoi disoccupati,voleva mettere dei soldi nelle tasche dei suoi cittadini, perché costoro ricominciassero a pagare le tasse. Era una moneta del tutto speciale: moneta deperibile.”
Per capirne il funzionamento continuiamo a leggere da Blondet:
“Per tenerla in corso, chi possedeva una di quelle banconote doveva apporvi ogni mese un bollo, che costava l’1% del valore facciale della moneta. Il taglio da dieci scellini (ma l’emissione comprendeva tagli da uno a cinque scellini) esigeva un bollo mensile di 0,1 scellini. Di fatto quella moneta perdeva ogni anno il 12 % del suo valore. Herr Unterguggenberger la chiamò banconota del lavoro. L’ammontare della nuova emissione era pari a 32.000 scellini dell’epoca, pari a circa 4500 dollari di allora. Una cifra ragguardevole per un piccolo paese, e infatti risultò presto in eccesso in proporzione alle necessità di Woergl. Saggiamente, il Sindaco scongiurò l’inflazione che avrebbe potuto seguire l’eccesso di emissione ritirando parte delle banconote; gradatamente, solo 1/3 delle monete deperibili rimase in circolazione.
L’emissione era coperta alla pari: una somma uguale di veri scellini era depositata dal Comune nella locale banca di risparmio. In ogni momento, ogni detentore di banconote del lavoro (moneta deperibile) avrebbe potuto presentarle all’incasso e riscuotere scellini. Ma fu stabilito che, per questa operazione, la banca avrebbe riscosso un aggio di servizio del 2%. Poiché il costo di detenzione della moneta deperibile, l’1% era solo la metà del costo del suo cambio di scellini, di fatto nessuno portò mai all’incasso la nuova moneta.
Tutti gli impiegati del Comune, compreso il Sindaco, dal luglio 1932 cominciarono a ricevere metà del loro stipendio in moneta deperibile. Gli operai che lavoravano per il locale comitato di soccorso disoccupati (ed erano impiegati dal Comune in piccole opere pubbliche) ricevevano invece integralmente il loro salario nel denaro comunale.

Woergl money

A tutta prima, i bottegai si rifiutarono di accettare quello strano surrogato di moneta, che per di più perdeva – come in un inflazione pre-programmata – ogni anno il 12 per cento del valore. Ma il sindaco, abilmente ruppe il fronte dei commercianti, convincendone alcuni ad accettare la nuova moneta, promettendo agevolazioni a chi lo faceva. Anche i riluttanti alla fine saltarono su quel treno: del resto era praticamente il solo denaro in circolazione. Presto tutti la accettarono senza esitare, per il solo fatto che chiunque altro l’accettava. Con due sole eccezioni: l’ufficio postale e la stazione ferroviaria – istituzioni dello Stato – rifiutarono le note del lavoro e continuarono pretendere scellini.
La presenza di quella moneta deperibile, che nessuno aveva interesse ad accumulare, fece rinascere vivacemente – a livello locale – la circolazione monetaria, e dunque risorgere l’economia. La gente si affrettava a spendere quei soldi, e riprese a comprare merci (uno dei danni terribili della deflazione è che ognuno ritarda gli acquisti, perché si aspetta che i prezzi calino ulteriormente domani); ci fu chi pagò in anticipo le tasse comunali, per non dovere comprare i bolli dell’1% necessari a tenere in valore la moneta (il Comune, ovviamente, accettava le sue note in pagamento dei tributi).
Era dal 1926 che il Comune non vedeva tanti introiti. Le tasse arretrate e non pagate fino all’introduzione della moneta deperibile ammontavano a 118mila scellini, ossia al quadruplo dell’emissione di banconote del lavoro. Nel primo mese della nuova emissione, già 4542 scellini erano stati pagati. Il Comune non solo poté cominciare a far fronte ai suoi creditori, ma presto occupare parte di quei 1500 disoccupati in opere pubbliche. Furono asfaltate sette strade di Woergl per un totale di 6 chilometri; migliorate le fognature; piantati nuovi alberi nelle foreste; nel 1933 era in costruzione un trampolino da sci per i turisti (Woergl è una località alpina). Le opere pubbliche attivate dalla moneta deperibile ammontarono al triplo dell’emissione, 100 mila scellini.
Persino la sola banca del paese (filiale locale della Reifesen Bank) ne ebbe vantaggio. Qui, per tutto l’anno precedente l’introduzione della banconota deperibile, i prelievi avevano superato i depositi. Ma già nell’Agosto 1932, dopo un solo mese di vita della nuova banconota, i depositi tornarono a crescere, superando i prelievi di 6591 scellini.”
Introducendo un piccolo pezzo di carta garantito dall’istituzione locale e che acquisiva valore grazie alla fiducia che ne determinava la circolazione, il Sindaco tirolese restituì alla sua Comunità l’autonomia dallo Stato centrale, a sua volta direttamente dipendente dal sistema economico internazionale al collasso. L’esperimento della moneta deperibile era anche difficile da far comprendere ma si sa, la crisi è in grado di fare miracoli. Cosa accadde al piccolo paese tirolese?
Il segreto della moneta - ebook
Un ebook per comprendere il funzionamento della moneta e la truffa del signoraggio
“Il microscopio esperimento di moneta di popolo, insomma, funzionò. Al punto che alcune città vicine, compresa Innsbruck, cominciarono a prendere in considerazione l’idea. Giornalisti, poi economisti, accorsero a visitare quella cittadina tirolese che cominciava a prosperare, unica isola nella miseria della grande depressione.
Funzionò troppo bene, il sindaco, felice, raccontò ai giornalisti quanto segue: che il 12% annuo estratto dalla bollatura delle banconote, lui, l’aveva reinvestito e speso per il bene della popolazione. E che, dato il ritmo della circolazione, ogni mese il Comune vedeva tornare nelle sue casse venti volte l’ammontare dei primi stipendi pagati con le banconote deperibili. Il 2000 per cento.
Incauta rivelazione. Forse senza nemmeno sospettarlo, Unterguggenberger rivelava due segreti vietati. L’enorme profitto che il sistema bancario estraeva dalla circolazione, e quello immenso e occulto che l’emissione monetaria regala a chi batte la moneta.
Fino a quel momento il Governo austriaco non aveva mostrato ostilità verso l’esperimento di Woergl. Fu la Banca Nazionale d’Austria – la banca privata che emette lo scellino, la moneta nazionale – a pretendere l’abolizione di quel fastidioso concorrente, quell’innocente rivelatore della frode fondamentale. A forza di legge, la moneta deperibile fu bandita nel settembre 1933, come contraria al monopolio accordato alla banca centrale.”
L’esperimento di Woergl fa subito pensare a quello nostrano di Guardiagrele, il paese della maiella abruzzese che all’inizio di questo millennio sperimentò, grazie al genio intellettivo del prof. Giacinto Auriti, il SIMEC, la moneta di popolo che in quegli anni catturò l’attenzione del Daily Express, l’Holland the Volkstra, il Tager An Zeiger, loStuttgarter Zeitung, il New York Times, il Wall Street Journal, la televisione russa, sudafricana, giapponese e quella franco-belga, nonché l’interesse dell’Università della California. Seguendo la massima del “nemo propheta in patria”, l’esperimento e l’insegnamento di Auriti non viene invece adeguatamente studiato in Italia, le “simple minds” italiche tronfie di aria e di luoghi comuni preferiscono bollarlo con la saccenza d’ordinanza come “delirio” o “esperimento fallimentare”. Questo perché i pappagalli del sistema non hanno mai compreso il segreto della moneta, che non è una merce ma il simbolo e il metro di misura del valore.
L’insegnamento più importante dell’esperimento di Woergl non è tanto quello della moneta (che è soltanto un mezzo), ma il fatto che una Comunità locale, grazie alla meritoria opera di un bravo e ispirato amministratore, abbia ritrovato fiducia in se stessa sviluppando l’energia solidale che è in grado di creare quel valore che la troika €urocratica sta distruggendo: il bene comune.
Un pezzo di carta può rimanere tale oppure trasformarsi nel simbolo della fiducia, di un patto solidale che da a tutti la possibilità di adoperarsi per la propria terra.

Twitter @francescofilini

venerdì 19 febbraio 2016

ANCHE I PREMI NOBEL SBAGLIANO, KRUGMAN COMPRESO (moneta endogena)


Economisti di professione, professori universitari e addirittura premi Nobel spesso apprendono da giovani nozioni errate che poi ripetono pedissequamente per il resto della loro vita, senza revisionare o correggere certe valutazioni.
Del resto, che ai laureandi in economia facciano studiare anche delle falsità me ne accorsi già durante i miei anni universitari, quando al corso di "Economia degli intermediari finanziari" ci facevano studiare su libri di testo che rappresentavano la Banca d'Italia come una banca pubblica.

Quando si tratta di un premio nobel per l'economia, però, ci si aspetta maggiore preparazione e conoscenza su certi aspetti, in particolare quelli inerenti lo studio della moneta.
Paul Krugman, Premio Nobel per l'economia nel 2008 per la sua analisi degli andamenti commerciali e del posizionamento dell'attività economica in materia di geografia economica, è uno degli economisti più affermati e osannati del mondo.
Qualsiasi cosa lui scriva sul New York Times diviene vangelo economico.
Eppure, nonostante certe sue critiche al sistema siano condivisibili, in certe cose anche lui prende grossi abbagli.

In questo articolo intitolato "Banking Mysticism, Continued" tratto dal suo blog, Krugman scrive:

"First of all, any individual bank does, in fact, have to lend out the money it receives in deposits. Bank loan officers can’t just issue checks out of thin air"

traduzione:
"Prima di tutto, ogni singola banca, deve, nei fatti, prestare i soldi che riceve tramite i depositi. Gli impiegati addetti ai prestiti bancari non possono semplicemente emettere assegni dal nulla."

Caro Paul, ciò che affermi è sbagliato!

Esistono ormai centinaia di confessioni, riportate anche da fonti ufficiali delle banche centrali, in cui si afferma che la moneta sia creata dalle banche commerciali attraverso i prestiti e non il contrario.
Le banche non hanno bisogno dei depositi per poi erogare prestiti.
Anzi, avviene il contrario di quanto normalmente si suppone: sono i prestiti a creare i depositi.
Di recente è anche la Banca Centrale d'Inghilterra (BoE) ad ammetterlo in un bollettino ufficiale emesso di recente.


Faccio un esempio pratico: quando il sig.Rossi decide di comprarsi il nuovo suv 4x4 si reca all'Unicredit vicino casa per avere un prestito da 30.000,00 euro; la banca non possiede 30.000,00 euro in cassa (ovviamente mi riferisco alla moneta bancaria, non banconote, né di moneta legale), bensì crea questa cifra "dal nulla", grazie proprio alla richiesta di prestito del sig.Rossi.
La moneta non è altro che "una promessa di pagamento" che viene creata con i prestiti e distrutta con la loro restituzione.
Tutto ciò è descritto e confermato nella "teoria endogena delle moneta" (promossa da teorici come Kaldor, Shumpeter, dall'italiano Graziani) che si contrappone alla "teoria quantitativa della moneta" (per approfondire leggerehttp://keynesblog.com/2013/05/21/inflazione-e-moneta-endogena-il-pdf/ ): nella prima teoria la massa monetaria non dipende dall'offerta di moneta, sotto il controllo della banca centrale, ma dalla domanda di moneta e dalla propensione al prestito delle banche commerciali; mentre nella seconda, al contrario, la banca centrale è in grado di controllare la quantità di moneta.

Del resto come affermano gli stessi banchieri:

Claudio Borio, vicecapo del dipartimento economico e monetario presso la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI):

"L'ammontare del credito in essere è determinato dalla disponibilità delle banche a fornire prestiti, sulla base del trade-off percezione del rischio/rendimento e della domanda per i prestiti. Nel moderno settore bancario, le decisioni di credito precedono la disponibilità di riserve nella banca centrale." ( fonte )

Secondo la teoria endogena della moneta, quindi, i prestiti creano i depositi e i depositi creano le riserve (in moneta legale). La banca centrale, oltre a fissare il tasso di interesse, deve essere pronta a fornire liquidità in moneta legale necessaria, altrimenti il sistema finanziario crolla.

In conclusione, coloro che pensano che le banche abbiano la bacchetta magica per "creare denaro dal nulla" hanno compreso l'essenza del sistema finanziario, pur non avendo mai conseguito un premio Nobel.

Salvatore Tamburro