domenica 29 ottobre 2017

Tutti i libri in offerta grazie al supporto delle donazioni (1-5€)


Grazie al supporto di alcuni donatori, da oggi tutti i libri cartacei e PDF, ad eccezione del paperback de La Moneta dell'Utopia, saranno da oggi in offerta fino ad esaurimento scorte.

Potrete quindi acquistare i libri cartacei “Il coniglio nel cilindro – Contabilità bancaria e creazione monetaria” e “Il complotto del fruttivendolo – Moneta e inflazione” a soli 5 euro.

I PDF saranno invece tutti a 1 euro. Per acquistare i libri basta andare sulla colonna di destra del blog e fare la propria scelta.

Tutto questo è stato possibile grazie ad alcuni donatori che hanno volontariamente coperto alcune spese per permettere a tutti di poter usufruire delle mie ricerche. Un grazie a questi donatori e a tutti quelli che acquisteranno i libri. La promozione durerà fino all'esaurimento delle scorte cartacee.


Daniele Pace

martedì 21 marzo 2017

IL CONIGLIO NEL CILINDRO - CONTABILITA' BANCARIA E CREAZIONE MONETARIA

IL CONIGLIO NEL CILINDRO
CONTABILITA' BANCARIA E CREAZIONE MONETARIA

Un libro per mettere ordine sull'argomento, un'analisi completa di tutti gli aspetti della creazione di moneta bancaria, da quelli contabili a quelli giuridici, e i singoli movimenti di moneta sul bilancio bancario in modo da ricostruire, con precisione, ogni iscrizione contabile sul bilancio che permette alle banche non solo di creare un loro mezzo di pagamento da utilizzare in economia, ma anche di tenerlo per avvantaggiarsi in situazioni di monopolio.





Il libro riporta i singoli articoli dei Principi Contabili Internazionali con i commenti e le spiegazioni sui loro significati, così come per il codice civile.

Il coniglio nel cilindro, nel titolo, vuole proprio descrivere una sorta di trucco da prestigiatori, con cui il sistema creditizio riesce a produrre un bene dal nulla senza nessun ciclo economico. Il processo di creazione monetaria viene descritto nell'analisi preliminare, in tutti gli elementi, dalla contiguità tra moneta legale e moneta bancaria, ai principi contabili, riportati e commentati in un lungo capitolo, passando per i pagamenti interbancari e le camere di compensazione, dove il trucco del prestigiatore agisce prima di riportare la moneta in bilancio senza distruggerla. Attenzione viene anche riservata alle operazioni “fuori bilancio”, spazio al di fuori delle regola dove transitano volumi monetari molto al di sopra di quelli presenti nei bilanci, e alle riserve passive, dove i proprietari delle banche possono riscuotere i loro dividendi.

Un libro che vuole essere di analisi ma anche di aiuto alle soluzione proposte dai vari movimenti di riforma monetaria.

Indice

PREFAZIONE
5


PRIMA PARTE
ANALISI PRELIMINARE
7

Introduzione

9
L'esistenza della moneta bancaria e i dati
14
1. Base monetaria e moneta bancaria
21
1.1 La ridefinizione di moneta e gli aggregati monetari
24
1.2 La differenza tra base monetaria e moneta bancaria
26
1.3 La moneta bancaria tra debito a vista e deposito
30
2. Il deposito bancario e il codice civile
33
3. Il bilancio bancario
38
4. Definizioni contabili nei Principi Internazionali
47
4.1 La partita doppia
48
4.2 La revisione e il controllo del bilancio
52
4.3 Le definizioni utili nei principi contabili internazionali
53
4.4 Moneta ed eliminazione contabile. Perché la banca non distrugge il denaro
61
4.5 Definizioni contabili e creazione di moneta scritturale.
Perché la banca può creare moneta
66
4.6 Definizioni contabili. Conclusioni
71
5. La creazione monetaria e il credito
73
5.1 Il moltiplicatore monetario e la rilevazione in bilancio
76
5.2 Le potenzialità del moltiplicatore monetario dei depositi
80
6. I vincoli alla creazione monetaria
85
6.1 La riserva obbligatoria di liquidità (ROB)
86
6.2 Il rischio di liquidità
91
7. I pagamenti interbancari
93
7.1 La nascita della camera di compensazione moderna
97
7.2 Il sistema di compensazione nazionale
101
7.3 TARGET 2
105
7.4 I conti PM e HAM
106
7.5 L'anticipazione infragiornaliera
107
7.6 E-MID
108
7.7 Conclusioni
109

SECONDA PARTE
IL CONIGLIO NEL CILINDRO


111

8. Il coniglio nel cilindro

113
8.1 Una pratica medievale: le fiere e la prima compensazione
114
8.2 Camera di compensazione e bilancio bancario
119
9. Le iscrizioni contabili dalla creazione al rimborso del prestito
128
9.1.1. Il cliente α chiede 100€ in prestito alla banca A
131
9.1.2. Il cliente α paga 100€ ad un fornitore, cliente β
della banca B
132
9.1.3. La compensazione di fine giornata: La banca A
paga 100€ alla banca B
134
9.1.4. La compensazione di fine giornata: La banca B
riceve 100€ dalla banca A
138
9.1.5 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A in
contanti
141
9.1.6 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A
tramite conto corrente
143
9.2 La dinamicità dei flussi interbancari nei pagamenti
145
9.2.1 Aggiustamento degli squilibri di bilancio
148
9.2.2 L'equilibrio patrimoniale con il finanziamento del prestito
153
9.2.3 Le operazioni fuori bilancio
154
10. Le Riserve
159
11. Semplificazione schematica
162
12. Tasse, fallimenti e soluzioni
167
12.1 Le banche pagano le tasse?
167
12.2 Le banche possono fallire?
169
12.3 Le soluzioni
170
13. Conclusioni
172

IL CONIGLIO NEL CILINDRO

lunedì 30 gennaio 2017

Piena solidarieta' a Claudio Messora

Di Daniele Pace
Pur non essendo il mio "informatore" preferito, esprimo piena solidarietà al blogger Claudio Messora (Byoblu) vittima della censura indiretta, attraverso il potere del denaro, del suo blog. L'atto con il quale Messora è stato privato dei proventi pubblicitari da parte di Google, è un chiaro attestato di come questa "democrazia" occidentale odierna, sia solo una copia ben fatta delle vecchie monarchie e dittature europee, dove, in luogo del Ministero della Censura, è sufficiente privare il cittadino delle proprie entrate, per ridurlo al silenzio. Come alcuni sanno, le entrate pubblicitarie che provengono dai click sui banner nei siti, sono il solo finanziamento su cui l'informazione indipendente può contare, a parte qualche rara e sporadica donazione. 

L'attuale "democrazia finanziaria" ha sostanzialmente sostituito il dittatore monarca, con il potere dei soldi, senza i quali nulla è più possibile in un mondo dominato dal denaro, anche per chi fa parte di quel ceto medio-basso (sempre più basso), che non avrebbe certamente bisogno di enormi capitale, ma solo di un "normale" introito, per poter essere indipendente. 
Certamente vi sono altre aziende fornitrici di pubblicità, a cui un blogger può rivolgersi, pur con guadagni più modesti rispetto a quelli di Google Adsense, ma questo non risolve, anzi evidenzia, i problemi che l'informazione indipendente dovrà affrontare in futuro, e sta già affrontando oggi. Nella maggior parte dei casi si tratta di puro "volontariato", in quanto gli introiti pubblicitari sono molto bassi, e probabilmente si continuerebbe a fare informazione, pur in mancanza di queste piccole entrate. La mia lotta non dipende certamente dai 200 euro di fatturato pubblicitario l'anno che si riescono a fare. 

Ma quel che è successo deve essere un monito anche per i cittadini stessi, che seguono l'informazione indipendente. Non devono pensare, questi cittadini, che i blogger possano essere lasciati soli nel combattere un potere enorme, sia dal punto di vista politico che finanziario. 
I segnali, di un futuro sempre più buio, sono eloquenti. Pur non condividendo le linee economiche di Byoblu, che ritengo errate in quanto dettate da economisti "contro" che non riportano i reali meccanismi del sistema monetario, preferisco il mio giudizio personale, e la replica, come fatto in passato ad esempio nell'articolo Diego Fusaro e la cinesizzazione dei sovranisti, al Ministero delle "Fake News". Oggi è capitato ad un blogger, che pur non essendo tra i miei preferiti, ha tutto il diritto di essere giudicato dalla rete e dai suoi lettori, e non da un "centro di comando" autoritario. Domani potrebbe capitare ai miei blogger preferiti, o a me stesso. E i metodi potrebbero essere anche più coercitivi.
Per questo, rilancio anche io, come fatto dal Movimento 5 Stelle attraverso il blog di Beppe Grillo, dall'Antidiplomatico, e da chissà quanti altri blog di cui non sono a conoscenza, l’appello di Claudio Messora:
È inutile prendersi in giro. Il mondo sta cambiando. Dal basso. Dopo il referendum sulla Brexit, il Referendum Costituzionale in Italia e, ciliegina sulla torta, l'elezione di Donald Trump in america, la battaglia politica - che se fosse una partita di calcio potremmo chiamare: "Cittadini - Resto del Mondo" -, ha prodotto dei vincitori e dei vinti. Solo che i vinti non ci stanno. Per queste persone la democrazia è buona solo quando appartiene a loro. Se vincono gli altri allora "c'è un problema". Dopo il successo di Obama nel 2009, la rete veniva salutata come uno strumento di libertà democratiche. Dopo la vittoria di Trump, la rete è stata demonizzata come il luogo delle bufale, le cosiddette "fake news", come se i ballisti si trovassero solo sul web e non fossero un fenomeno trasversale che riguarda tutti, dai grandi media mainstream alle istituzioni, fino a qualunque gruppo di amici. La realtà è che hanno realizzato che se i cittadini, informandosi liberamente in rete, hanno cambiato le sorti di quella che è la più grande democrazia del mondo, i nostri professionisti europei della politica sono finiti. Presto avremo le elezioni in Germania e in Francia (per non parlare delle possibili elezioni in Italia). Basta che oltralpe vinca la Le Pen, o che salti la Merkel a Berlino, e dalla sera alla mattina ci sveglieremo in un mondo diverso, così come è successo a più di 300 milioni di cittadini nordamericani.

Per impedirlo, Hillary Clinton ha aperto le danze, lanciando la crociata della Santa Inquisizione contro la libertà della rete. E il 23 novembre 2016, il Parlamento Europeo ha votato la Risoluzione "Comunicazione strategica dell'Unione europea per contrastare la propaganda contro di essa a opera di terzi", con il voto contrario di M5S Europa, in cui si parla esplicitamente della possibilità di limitare il pluralismo dei media. Facebook ha annunciato che avrebbe creato una task force in ogni paese, per contrassegnare i post che a loro insindacabile giudizio sono da annoverarsi tra le "fake news" e toglierli, nei fatti, dagli schermi degli utenti (e poi accusano chi provocatoriamente parla di Tribunale del Popolo: almeno quello, il "Tribunale", sarebbe del popolo), iniziando guarda caso proprio dalla Germania e affidando tale attività a un'organizzazione che tra i suoi finanziatori conta l'immancabile George SorosGoogle ha quindi annunciato di avere cambiato le regole per il suo servizio "Adsense" (la pubblicazione di banner pubblicitari sui siti web, che seppure spesso modesta ha rappresentato una delle poche fonti di finanziamento dei blog di informazione libera), al fine di disattivare la monetizzazione dei siti web che "ingannano i loro lettori fingendosi testate giornalistiche". La presidente della Camera Laura Boldrini (che dovrebbe essere un organo terzo rispetto al campo di pertinenza della politica, il quale agisce attraverso il dibattito parlamentare e parla attraverso le leggi) ha infine chiesto ai social network di farsi carico di intervenire per "smascherare le fake news". Nessuno aveva il benché minimo dubbio che tutto questo polverone incomprensibile (abbiamo già la polizia postale e la magistratura per perseguire i reati: basta dare i soldi a loro, senza bisogno di istituzionalizzare sedicenti "debunker") avrebbe finito per tagliare le gambe a chi produce informazione libera e indipendente, cioè disallineata e non controllabile attraverso l'erogazione di fondi, l'attribuzione di incarichi o le lusinghe delle poltrone televisive.



Tre giorni fa Scott Spencer, dirigente Google che si occupa proprio della piattaforma Adsense, ha annunciato di avere già rivisto oltre 550 siti web e di avere preso provvedimenti contro 340 di loro, colpevoli di "dare una falsa rappresentazione di se stessi e di ingannare i propri lettori fingendosi testate giornalistiche". Riuscite a capire cosa significa?È la morte della rete per come Gianroberto Casaleggio ce l'aveva fatta amare: il terreno della libertà, dello scambio, dell'approfondimento, della consapevolezza che passa attraverso la condivisione informata e il dibattito pubblico, dove la credibilità e l'autorevolezza sono la sola forma di fiducia che i lettori pretendono da un blogger, opposta alle falsità e alle menzogne che ogni giorno, da testate giornalistiche o televisioni che si fingono imparziali, ingannano - loro sì - un pubblico enorme, mascherando o manipolando la verità.
Ieri, dopo essere tornato da Roma per dibattere insieme a centinaia di giornalisti (ironia della sorte) proprio di "fake news", trovo una email di Google che mi informa di avere disattivato la monetizzazione del mio blog decennale (i banner pubblicitari), con la motivazione che inganno i miei lettori fingendomi una testata giornalistica (una "news organization"). In fondo all'email una scritta raggelante: "Nessun ricorso: questa decisione è da considerarsi irrevocabile". Il link di esempio fornito mostra un mio post dove, in uno spezzone video, un parlamentare della Repubblica discute in aula (durante un intervento "pubblico", pagato con soldi "pubblici", quindi la questione non ha a che fare con nessun copyright) della possibilità di fare un referendum sull'euro. Ho usato un titolo forte? Ho usato un testo di commento che incita all'odio? Niente di tutto questo: ho scritto poche righe, sobrie, talmente sobrie che al confronto il loden di Monti pare un giubbotto da metallaro.

Questo provvedimento, che mina seriamente la capacità di produrre informazione liberafuori dal tempio del giornalismo "autorizzato" aggredendone il modello di sostentamento economico, mostra quali siano gli obiettivi reali della campagna scatenata contro le fake-news: spegnere qualunque voce indipendente che possa restituire al termine "democrazia" un significato autenticamente spendibile, nel tentativo disperato di invertire il corso della storia e mantenere saldamente il controllo nelle mani di chi, politicamente, ha una fottuta paura di perderlo.

Questa è la linea del Piave dell'informazione libera: va tenuta ad ogni costo. Google deve rispondere. Non bisogna arretrare di un centimetro. In gioco non c'è la mia modesta persona (come avrebbe detto Biagi), ma la rete come l'abbiamo conosciuta e amata e che, se lasciamo passare cose come queste, da oggi potrebbe diventare un cimelio da museo.

Ringrazio Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle che dimostrano, nonostante alcune differenze di idee, di avere a cuore la libertà della rete sopra ogni cosa. Devo confessare che è in momenti come questo che Gianroberto mi manca di più, così come credo che manchi ancora adesso a tutti quelli che lo hanno conosciuto. Sono sicuro che mi avrebbe chiamato e, con quella granitica, incrollabile certezza capace come sempre di fugare ogni dubbio, mi avrebbe detto: "Non preoccuparti: hanno già perso. La rete non si ferma: non la ferma più nessuno, neanche loro".

venerdì 30 dicembre 2016

Il mito 1975-81: TdS e Bankitalia, non fu "finto debito"


La Banca Centrale era obbligata ad acquistare i titoli italiani sul mercato primario, ma chiaramente ha rivenduto tutto sul mercato secondario, e lo Stato ha pagato il suo debito agli investitori. Smentito il mito che vuole Bankitalia detenere i titoli italiani senza rimborso, creando in questo modo un “finto debito”

Di Daniele Pace

In questi anni di crisi, molti economisti contro l'euro, e tanti cittadini in cerca di verità, hanno a lungo parlato del divorzio tra il Tesoro e Banca d'Italia, e in particolare dell'obbligo, da parte della banca centrale italiana, di acquistare i titoli sul mercato primario, finanziando gratuitamente così il debito pubblico dello stato. Un mito che non regge alle meccaniche di mercato e monetarie, e agli stessi dati economici forniti dagli organi ufficiali.

La storia dei titoli di stato acquistati da Bankitalia


La storia è piuttosto nota solo per una parte, quella cara ai cosiddetti sovranisti anti-euro, ma ha anche una seconda parte, che smentisce la “ricetta” del “finto debito” per risolvere la crisi del debito sovrano.
Con la riforma del mercato dei BOT del 1975, Tesoro e Banca d'Italia siglarono un accordo in cui la Banca Centrale si impegnava ad acquistare i titoli invenduti alle aste pubbliche, sul mercato primario. Fin qui la cronaca è assolutamente corrispondente alla realtà, ma la mitologia vuole che la banca si tenesse i titoli “in pancia”, senza pretenderne il rimborso e tanto meno gli interessi, creando così un “finto debito” per lo Stato, che si sarebbe finanziato gratuitamente attraverso la propria banca centrale. Ma la realtà dei fatti è che Banca d'Italia non tenne mai i Titoli di Stato “in pancia”, ma li rivendette tutti, e subito, sul mercato secondario ad altri investitori, che chiaramente furono rimborsati dallo Stato alla scadenza, oppure li rimisero sul mercato a loro volta, a seconda delle loro esigenze. Chiaramente, alla scadenza, i titoli dovevano essere rimborsati, e non ci fu nessun “finto debito” non rimborsato alla Banca d'Italia da parte della Repubblica italiana.
Questo risulta chiaramente dai dati forniti dalla Banca Centrale (e dalle logiche dei mercati e regolamenti), e in particolare dal paper intitolato “Monetary policy and fiscal dominance in Italy from the early 1970s to the adoption of the euro”, a cura di Eugenio Gaiotti ed Alessandro Secchi per conto della stessa banca.
Un altro paper che aiuta a far luce su quel periodo, è quello di Franco Passacantando, “La creazione di un assetto istituzionale per la stabilità monetaria: il caso italiano”, in cui l'ex Managing Director del International Institutions & Fora e OECD per Banca d'Italia, avanza anche altre motivazioni alle scelte della banca centrale italiana.

Il paper di Secchi e Gaiotti è abbastanza chiaro sull'argomento, a pagina 13, quando inizia a sviluppare le circostanze che portarono a quel periodo concluso con il divorzio:
“Since 1969, it was decided that the Bank was empowered (not obliged) to subscribe the unsold amounts of securities on the primary market and resell them on the secondary market." [Salvemini, 1989] (Dal 1969, fu deciso che la banca fosse incaricata (non obbligata) di sottoscrivere i titoli invenduti sul mercato primario, per rivenderli sul mercato secondario)

Nelle pagine successive (pag 14 e 15), i due autori precisano anche il periodo a partire dal 1975:
“In 1975, a comprehensive reform of the placement system for Treasury bills was introduced, [...] The reform included a provision whereby the Bank of Italy, which previously had no obligation to intervene on the primary market, would act as a residual buyer at auctions of government securities. […] The control of the monetary base required the Bank’s continuous presence in the form of outright interventions on the secondary market for government securities, with a view to placing on the market the securities that were acquired at auctions. Outright operations in Treasury securities, which were almost non-existent in the 1950s and 1960s, therefore acquired prominence as the main tool of monetary policy to control the monetary base.” (Nel 1975, fu introdotta una riforma esauriente del sistema di collocazione dei titoli del Tesoro […] La riforma includeva la condizione, secondo la quale, la Banca d'Italia, che prima non aveva obblighi di intervenire sul mercato primario, sarebbe stata l'acquirente residuale alle aste dei titoli pubblici. […] Il controllo della base monetaria richiese la continua presenza della banca nella forma di interventi completi ed immediati sul mercato secondario dei titoli governativi, con lo scopo di piazzare sul mercato, i titoli che aveva acquistato alle aste. Le operazioni complete in titoli del Tesoro, che erano quasi inesistenti negli anni 50 e 60, acquisirono il rilievo di principale mezzo di politica monetaria nel controllo della base monetaria)

Infine a pagina 25:
“the Bank of Italy intervened heavily with sales on the secondary market and with refinancing operations (both included in the “policy” channel) to counter the excessive growth in liquidity, fully or partially offsetting monetary base creation by the Treasury. After 1975 outright secondary market operations were used to regulate the monetary base and sterilise the effects of the Treasury channel and were therefore primarily aimed at destroying liquidity.”
(la Banca d'Italia intervenne massicciamente con vendite sul mercato secondario e operazioni di rifinanziamento per rispondere all'eccessiva crescita di liquidità, compensando totalmente o parzialmente la creazione di base monetaria del Tesoro [attraverso il finanziamento del debito, NdA]. Dopo il 1975, operazioni di mercato secondario furono usate per regolare la base monetaria e sterilizzare gli effetti del canale del Tesoro, ed erano per tanto mirate principalmente alla distruzione di liquidità)

Come è chiaro ed evidente, Banca d'Italia acquistava i titoli dal Tesoro, ma li piazzava, immediatamente e completamente (outright), sul mercato secondario, indicando anche le motivazioni che erano alla base anche del dibattito politico-economico di quegli anni. I dati forniti da Banca d'Italia e riassunti nel grafico di pagina 27, mostrano come la banca abbia sempre piazzato subito, e interamente, sul mercato secondario, tutti i titoli acquistati dal Tesoro.





Anche Passacantando, nel suo paper a pagina 40, evidenzia come “Sebbene la Banca si fosse impegnata ad acquistare tutti i titoli invenduti, essa poteva poi rivenderli sul mercato: il grafico 2 mostra una correlazione negativa quasi perfetta tra sottoscrizioni nette della Banca d'Italia e acquisti netti di mercato aperto. […] In periodi di tassi d'interesse in forte crescita la Banca d'Italia subiva perdite di bilancio dovute alla vendita di titoli a prezzi inferiori a quelli di acquisto. Intervenendo sul mercato secondario, le autorità monetarie potevano, in circostanze normali, raggiungere l'obbiettivo di creazione di moneta desiderata [...]”





I motivi della rivendita dei titoli sul mercato secondario


I motivi del collocamento sul mercato secondario dei titoli del Tesoro, acquistati alle aste dalla Banca d'Italia, sono chiari scorrendo i due paper, e possono essere evidenziati anche nelle poche parole riportate sopra.

In primo luogo, la Banca d'Italia prefiggeva come obbiettivo della sua politica monetaria, il controllo dell'inflazione, seguendo la logica bancaria secondo la quale l'inflazione è determinata da un'eccessiva liquidità nel sistema. Per questo, come evidenziano Secchi e Gaiotti a pagina 25 (Dopo il 1975, operazioni di mercato secondario furono usate per regolare la base monetaria e sterilizzare gli effetti del canale del Tesoro, e erano per tanto mirate principalmente alla distruzione di liquidità), la Banca d'Italia, vendendo i titoli sul mercato secondario, poteva ritirare liquidità in circolazione e così sterilizzare gli effetti derivati dall'acquisto dei titoli del Tesoro con nuova moneta, e al contempo avere liquidità per i nuovi acquisti. Questo appare chiaro anche in Passacantando: “Intervenendo sul mercato secondario, le autorità monetarie potevano, in circostanze normali, raggiungere l'obbiettivo di creazione di moneta desiderata”. Chi ha letto il mio libro “Il complotto del fruttivendolo”, sa che non do molto credito alla Teoria Quantitativa della Moneta, ma in questo articolo riporterò solo le motivazioni addotte da Bankitalia, nel dibattito politico-economico dell'epoca, per il divorzio dal Tesoro, e in particolare per la questione della collocazione dei titoli sul mercato secondario, focus di questo scritto, per dimostrare come non vi fu un “finto debito” nel finanziamento allo Stato tra il 1975 e il 1981 (anche se gli acquisti proseguirono per qualche altro anno).

In secondo luogo, leggendo Passacantando, si evidenzia come vi fossero degli squilibri di bilancio per Banca d'Italia, in quanto, in un periodo di bassa richiesta di titoli, come dimostrato nel suo grafico n.2, via Nazionale fosse costretta a delle perdite per il collocamento sul mercato secondario a prezzi inferiori di quelli di acquisto fino al 1981. Per questo motivo, non solo la Banca d'Italia doveva collocare i titoli sul mercato secondario, ma nel caso non fosse riuscita a rivendere quelli in eccesso detenuti nel suo portafoglio (ad eccezione di quelli detenuti per politiche monetarie), sarebbe dovuta essere rimborsata dal Tesoro alla scadenza, interessi compresi. Neanche le banche centrali possono permettersi degli squilibri di bilancio, e non a caso, anche i QE, avvengono sempre a fronte di acquisti di obbligazioni.

Conclusioni


Lo scopo di questo articolo non è quello di parteggiare per una o l'altra parte, ma solo ristabilire la verità su quello che successe in quegli anni per quel che riguarda “il finto debito”, non pagato, che lo Stato avrebbe contratto con la Banca d'Italia. In realtà non vi fu nessun finto debito, ma solo un'inversione di quelli che erano i meccanismi di collocamento dei Titoli di Stato. Se prima del 1969 (in via volontaria) e del 1975 (in via obbligatoria), la Banca Centrale non era ammessa alle aste sul mercato primario (e agiva solo su quello secondario), successivamente, fino al 1981, e anche oltre (in via di nuovo volontaria), la banca fu obbligata a finanziare il debito dello Stato, ma essa rivendeva subito tutti i titoli sul mercato secondario, per motivi di bilancio e politica di controllo dell'inflazione. Il debito era assolutamente reale, in quanto agli investitori del mercato secondario non si poteva certamente negare il rimborso dei titoli (e nemmeno a Banca d'Italia), pena il default. Lo Stato trovò semplicemente una scorciatoia per collocare immediatamente tutti i titoli (a Banca d'Italia) ad un tasso da lui scelto, “scaricando” sulla banca l'onere del collocamento agli investitori secondari a prezzi inferiori per la stessa banca. In questo modo lo Stato aumentava comunque il proprio debito pubblico, pur non curandosene all'epoca, forse seguendo la frase attribuita a Ronald Regan (Il debito pubblico è abbastanza grande da poter badare a se stesso).
Chi mi legge, sa che se i Titoli, ma anche l'intero settore bancario, fossero aboliti, stapperei subito la più costosa bottiglia di Champagne in commercio, e quindi questo articolo non vuole deludere o esaltare nessuno, ma solo sfatare quel mito del “finto debito”, un accadimento mai successo, e che nemmeno potrà succedere, per gli stessi motivi per cui la banca collocò i titoli sul mercato secondario. Anche se non si fosse d'accordo su questi motivi, un cambiamento nell'ideologia dominante in economia al riguardo dell'inflazione e delle meccaniche dei Titoli di Stato, potrebbe cambiare gli eventi.
Dunque la Banca d'Italia non si comportò come mera tipografia di Stato, ma esattamente come qualsiasi altra banca dealer incaricata ed autorizzata ad operare sul mercato primario, con un conseguente aumento del debito pubblico. La Banca d'Italia, anche se si tornasse alla Lira, mai potrebbe comportarsi come tipografia, senza un cambiamento strutturale e legislativo dell'intero sistema monetario, ma a quel punto, tanto varrebbe che fosse abolita e che lo Stato iniziasse (e non tornasse, in quanto non lo ha mai fatto) a stampare/creare elettronicamente la valuta nazionale senza emettere titoli. Una vera rivoluzione monetaria, che abolisca totalmente l'attuale sistema.

domenica 25 dicembre 2016

La tregua di Natale 1914: Quando l’uomo dice no alla guerra… Buon Natale a tutti


di David G. Stratman
Il giorno di Natale del 1914, nel primo anno della prima guerra mondiale, i soldati tedeschi, inglesi e francesi disobbedirono ai loro superiori e fraternizzarono con “il nemico” lungo due terzi del fronte occidentale. Le truppe tedesche innalzarono alberi di Natale fuori delle trincee con le scritte “Buon Natale.” “Voi non sparate, noi non spariamo.” A migliaia, le truppe attraversarono la terra di nessuno su cui giacevano sparsi corpi in decomposizione. Cantarono i canti di Natale, si scambiarono le foto dei cari rimasti a casa, condivisero le razioni, giocarono a calcio, arrostirono persino alcuni maiali. I soldati abbracciarono gli uomini che solo poche ore innanzi cercavano di uccidere. Si misero d’accordo per avvertirsi se i superiori li avessero obbligati a imbracciare le loro armi e di mirare in alto.
Agli alti comandi, di entrambe le parti, vennero i brividi. Stava succedendo il disastro: soldati che dichiarano la loro fratellanza e che rifiutano di combattere. I generali, da tutte e due le parti, dichiararono questo pacificarsi spontaneo come tradimento e pertanto conforme alla corte marziale. Entro marzo 1915 il movimento di fraternizzazione era stato sradicato e la macchina di morte rimessa completamente all’opera. Al momento dell’armistizio nel 1918, quindici milioni di persone erano state massacrate.
Poche persone sanno la storia della tregua di Natale. I capi militari non hanno infranto le loro regole per renderla pubblica. Il giorno di Natale del 1988, una cronaca nel Boston Globe accennava che una radio FM locale aveva mandato in onda “Natale nelle trincee,” (Christmas in the trenches) una ballata sulla tregua di Natale, parecchie volte e c’era stato un effetto stupefacente. A Boston, la canzone era diventata il pezzo più richiesto durante le feste su parecchie stazioni FM. “Ancor più stupefacente del numero di richieste avute è la reazione seguente alla ballata degli ascoltatori che non l’avevano mai sentita prima,” ha detto il conduttore. “Mi telefonavano profondamente commossi, a volte in lacrime, chiedendo, ‘Cosa diavolo ho appena ascoltato?’”
Penso di sapere perché gli ascoltatori si erano commossi. La storia della tregua di Natale va contro la maggior parte delle cose che ci hanno insegnato circa la gente. Ci fa dare un’occhiata di un mondo come vorremmo che fosse e dice, “Questo, una volta, è veramente accaduto.” Ci ricorda di quei pensieri che manteniamo celati, fuori della portata della TV e degli articoli di giornale che ci dicono come la vita umana sia insignificante e meschina. È come sentire che i nostri desideri più profondi in verità sono giusti: realmente il mondo potrebbe essere differente.
Estratto da “We CAN Change the World: The Real Meaning of Everyday Life” di  David G. Stratman (New Democracy Books, 1991).
Tradotto per www.disinformazione.it da Stefano Pravato
La tregua di Natale…da Wikipedia
La cosiddetta tregua di Natale ebbe inizio la vigilia di Natale del 1914, durante la prima guerra mondiale, quando i soldati tedeschi iniziarono a decorare la zona attorno alle loro trincee, nella regione di Ypres (Belgio), per il Natale. Cominciarono mettendo delle candele sugli alberi, quindi continuarono le celebrazioni cantando canzoni natalizie. I soldati britannici nelle trincee sull’altro lato del fronte risposero intonando canzoni natalizie in inglese.
I due schieramenti continuarono scambiandosi a voce degli auguri natalizi. Subito dopo ci furono inviti a incontrarsi nella “terra di nessuno”, dove avvenne lo scambio di piccoli doni: whisky, sigari, cioccolata e simili. L’artiglieria nella regione restò muta quella notte. La tregua permise inoltre il recupero delle salme dei soldati caduti. Si svolsero delle vere e proprie cerimonie di sepoltura, nelle quali soldati di entrambe le parti piansero assieme i compagni morti. In un funerale nella “terra di nessuno”, soldati tedeschi e britannici si riunirono assieme per leggere un passo del Salmo 23:
« Il Signore è il mio pastore, non mi fa mancare nulla. Su prati verdi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Il Signore mi dona nuova forza, mi consola, mi rinfranca. Su sentieri diritti mi guida, per amore del suo nome. Anche se andassi per una valle oscura non temerei alcun male perché tu sei con me. »
La tregua si estese ad altre zone del fronte, ed esiste anche la storia di un incontro di calcio tra soldati scozzesi e sassoni, che terminò quando la palla andò ad urtare un tratto di filo spinato sgonfiandosi.
In molti settori la tregua durò per tutto il giorno di Natale, ma in alcune zone continuò fino a Capodanno. Alla tregua presero parte sia i soldati che i loro sottufficiali e ufficiali.Va notato che allo scoppio del conflitto la propaganda si adoperò molto per dipingere il nemico come privo di scrupoli o di morale, ed assicurava inoltre che la guerra sarebbe finita prima di Natale.[senza fonte] Durante la tregua i soldati scoprirono che nelle trincee nemiche si trovavano uomini esattamente come loro, e che anzi avevano molto più in comune con questi soldati, rintanati in trincee umide e pericolanti come le loro, che non con i loro più alti superiori.
I comandanti britannici John French e Horace Smith-Dorrien diedero ordine che una tale tregua non si ripetesse mai più. In tutti gli anni di guerra che seguirono, vennero ordinati bombardamenti di artiglieria alla vigilia di Natale per assicurarsi che non si verificassero più interruzioni nei combattimenti. Inoltre le truppe vennero fatte ruotare in diversi settori del fronte per impedire che familiarizzassero apertamente con il nemico. Nonostante queste misure ci furono ancora pochi incontri amichevoli tra i soldati dei due schieramenti, ma su una scala molto minore rispetto a quanto avvenne nel 1914.
Croce, posta vicino Ypres nel 1999 da parte dei “Khaki Chum”, a ricordare il luogo in cui avvenne la tregua di Natale
Le reazioni da parte dei comandi generali di entrambi gli schieramenti furono molto dure e portarono a condanne a morte di molti soldati, accusati di alto tradimento. Durante la Pasqua del 1916 una tregua simile si verificò sul fronte orientale.
Nel 1999, i cosiddetti “Khaki Chums” (ufficialmente: l’Associazione per il Ricordo Militare) visitarono una parte delle Fiandre e ricrearono la tregua di Natale, vivendo come vissero i soldati britannici della prima guerra mondiale, privi delle comodità moderne.
Diversi libri sono stati scritti sulla tregua di Natale, tra cui Silent Night: The Story of the World War I Christmas Truce, di Stanley Weintraub, che riporta la cronaca degli eventi da testimonianze di prima mano, e La piccola pace nella Grande Guerra di Michael Jürgs che si propone di riportare alla luce l’evento con testimonianze e aggiungendovi considerazioni di carattere storico, sociale e politico al fine di trovare l’origine e il significato dell’episodio.
La tregua di Natale è stata spesso caratterizzata come l’ultimo sussulto del XIX secolo:[senza fonte] fu l’ultimo momento in cui, in guerra, le due parti si sarebbero incontrate nel mutuo rispetto l’una dell’altra; salutandosi con gentilezza per mostrare che – nonostante il terribile evolversi degli eventi – essi erano ancora soldati onorevoli e rispettosi.
Eventi simili sono rappresentati nel romanzo autobiografico ambientato nella seconda guerra mondialeA Midnight Clear, di William Wharton
Filmografia
Joyeux Noël – Una verità dimenticata dalla storia è un film del 2005 scritto e diretto da Christian Carion. La trama della pellicola è incentrata sulla Tregua di Natale del 1914 fra soldati di trincea tedeschi, francesi e scozzesi.
È stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2005.
Nel 2006 è stato candidato al Premio Oscar e al Golden Globe, in entrambi i casi come miglior film straniero.